Le journal secret de Francesco

Oggi abbiamo incontrato Francesco, il mago dell’audio-video del Festival.

Come ti sei avvicinato al festival?

Io lo conoscevo già dall’esterno perché è un Festival molto famoso, e la fortuna è che ho un caro amico che fa il montatore per la TV e ogni tanto gli chiedevo se c’era bisogno ma in realtà non serviva, però mi facevo spiegare cosa faceva. Cinque anni fa però la persona per cui lavorava ha avuto un impegno di lavoro, mi hanno chiamato, ho fatto una prova e gli sono piaciuto quindi questo è il quinto anno non consecutivo che lavoro per il Festival.

In cosa consiste il tuo lavoro? 

I giorni che precedono il Festival ricevono tutti gli estratti, trailer, film che sono su dvd, blueray, video cassette, li controllano e li metto in formato compatibile con i loro sistemi poi vengono catalogati e dati a disposizione sia per il web e sia per i giornalisti, in alcuni casi non possono far vedere niente a causa dei diritti. Quando inizia il festival si occupano di catalogare e gestire tutti cameramen che vanno in giro a riprendere forum, le presentazioni, le conferenze stampa e catalogano anche quelli.

Quante ore al giorno lavori per il festival? Quante ore passi davanti al computer?

Minimo 8 ore ma dipende da quanto c’è da fare, prima del Festival è abbastanza regolare poi le ore diventano un po’ di più. Davanti al computer si sta più o meno la metà del tempo.

Qual è l’aspetto più importante del tuo lavoro?

L’aspetto più importante è quello dell’attenzione all’immagine e al suono nel senso di controllare che il suono e l’immagine siano perfetti e se non lo sono di aiutare i produttori a metterli a posto.

Hai un capo?

In realtà i miei capi diretti sono due, Elena Gugliuzza e Patricia Boillat; sono due ottime cape.

Lavori anche nel week-end?

Sì perché è un lavoro che non prevede pause, se non di fortuna: per esempio, se vediamo che con il lavoro siamo a buon punto, possiamo decidere di prenderci volontariamente un giorno libero; ma il contratto non prevede pause.

Quando non c’è il Festival che lavoro fai?

Mi occupo di montaggio video televisivo. 

Come si diventa tecnici audio-video? 

Ci sono delle scuole validissime, che io però non ho fatto. Per me tutto è partito dalla curiosità del mondo audio e video; ho poi scoperto che, pure essendo una nicchia, c’è una grande vastità di figure professionali. La formazione dipende da ciò che si vuole fare, da che energia ci si vuole mettere. I corsi di cui ti parlavo possono essere brevi, della durata di due anni alla fine del liceo; ma ci si può anche formare durante il liceo, per esempio seguendo l’indirizzo artistico audio-visivo. Alcune specializzazioni però richiedono uno studio più approfondito, sono quasi ingegneristiche (come per esempio chi si occupa delle luci). Si può invece diventare una figura professionale più artistica, dove, a una base di studio, serve tanta, tanta pratica! Secondo me è ancora un lavoro di quelli che si faceva una volta, da bottega.

Hai dei trucchi del mestiere?

Sì, tanti; dipende dal momento in cui servono. Spesso si usano quando ci si ritrova tra le mani delle immagini o del suono già fatti e che sono venuti male. È quindi necessario far vedere a casa che non si sono fatti degli errori. Il nostro compito è quello di mettere, con qualche passaggio, qualche toppa sugli errori commessi. 

Naike Raimondi ha fatto il video promozinale dei Mo&MeLabs per l’anno prossimo, hai qualche consiglio da darle?

In generale è come un tema: prima di scrivere è necessario raccogliere le idee, scremarle, metterle anche su carta. Se l’idea è potente e funziona a livello ideologico, allora si può provare a svilupparla. Non si deve però fare l’errore contrario, cioè partire dagli effetti speciali, per poi avere un prodotto visivamente potente ma di cui la storia non è tanto forte. Ricordatevi che è un linguaggio e, come tutti i linguaggi, l’essenza è il contenuto; poi il vestito si può fare, si può ricucire più volte, però il mio consgilio rimane questo: sforzatevi sulla parte che precede l’esecuzione.

Ci hanno detto che controlli i film prima e durante la proiezione. Questo vuol dire che se qualcosa non dovesse funzionare la colpa viene data a te? Se sì, come affronti questa responsabilità?

Se durante un controllo sfugge un problema, che poi invece viene notato in proiezione, sono guai! È chiaro che a quel momento non si può più fare niente, quindi rischio di beccarmi una bella sgridata. Se, invece, durante il controllo ci si accorge di un difetto e si è vicini alla messa in onda, si cerca di sistemare la questione. Alcuni difetti non sono risolvibili, perciò è necessario prenderne atto e accettarlo così com’è. Dipende anche di che film stiamo parlando: per esempio uno di quelli in piazza grande non può avere difetti. Va detto che comunque le macchine non possono sostituire l’occhio umano: è necessario che ci siano persone che guardano il monitor e che captino anche un piccolo capello che non funziona all’interno di un fotogramma.

Vous avez déjà transformer des films célèbre?

Malheureusement non parce que il y a deux voix principales: la route pour aller au cinéma et l’autre voix qui va à la télévision. On commence par la télévision pour faire des expériences; c’ est plus simple mais il faut aller plus vite; pour le cinéma  c‘est une autre langue il faut…il faut d’autre capacités.

Louise

Vous avez déjà transformé combien de vidéos?

Près de mille…peut être deux milles; ça dépend tellement…j’en ai fait des minuscules (les téléjournaux par exemple) mais aussi des immenses (les documentaires étais mes plus grands).

Quel genre de vidéos vous transformez?

Près de quatre: le téléjournal, le Quotidiano, les documentaires et la publicité.

Quel est votre sensation quand on montre une vidéo que vous avez transformé?

C’est un sorte d’embarras…du gêne et aussi des foie de honte. Mais je suis aussi satisfait que tout l’univers puisse voir ce que je fais.

Que est que vous aimez dans les vidéos?

L’émotion, la musique, le plus beau pour moi c’est la musique et les images.

Ou trouvez-vous vos idées?

On deux modèles: je vais regarder le travail des autres personnes ; je parles et en même temps je vais dessiner avec la main.

Intervista a cura di Louise, Naike e Elisa

 

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