(Italiano) Camilla Liedtke: «C’è sempre voglia di fare meglio»

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La nostra Elisa, ormai espertissima intervistatrice del NewsLab, ha condotto, sul red carpet del Festival, un’avvincente intervista con Camilla Liedtke, coordinatrice degli sponsor.

In cosa consistete il suo lavoro?

Il mio lavoro consiste nella coordinazione di tutti i partner, infatti il mio ruolo è quello di coordinatrice sponsorship, e significa mettere insieme tutti i pezzettini. Abbiamo tanti partner e tante richieste, ma abbiamo anche tante esigenze, quindi dobbiamo fare in modo che tutto possa coincidere: è proprio una partnership, perché noi abbiamo bisogno di loro, e loro hanno bisogno di noi; è un dare per avere, ed è un continuo scambio. Io devo assicurarmi che tutti questi scambi funzionino, e che tutti siano contenti.

Ti piace il tuo lavoro?

Sì, è veramente molto stimolante e mi piace anche perché cambia durante tutto l’ anno, quindi non è mai noioso. C’è sempre qualcosa di nuovo: in estate si fa una cosa, in autunno se ne fa un’altra, poi c’è l’ inverno e la primavera e si ricomincia; però nessuna edizione è uguale a quella di prima, quindi è molto stimolante.

Qual è la parte più interessante del tuo lavoro?

È difficile dirlo, perché ce ne sono così tante!! Ma comunque la parte più interessante è vedere tutti sono contenti e sapere che ho contribuito a far funzionare tutto. Questo ti dà tante soddisfazioni.

È un lavoro faticoso?

È un lavoro molto faticoso, soprattutto in questi dodici giorni che sono lunghi; lavoriamo sia di giorno che di sera, quindi è faticoso sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale perché bisogna sempre sorridere, bisogna sempre essere gentili. Ogni tanto lo si fa con piacere, ma ogni tanto bisogna sorridere anche quando non lo si pensa dentro. In quel caso diventa faticoso: in un giorno normale andrebbe bene, ma quando stai lavorando da dieci giorni, giorno e sera, diventa molto faticoso .

Che tipo di formazione hai fatto per arrivare al lavoro di oggi?

Ho fatto molte formazioni prima di arrivare al Festival, ma l’ultima è stata la scuola di turismo.

Come e dove hai imparato a contattare gli sponsor ?

Lo sto ancora imparando, nel senso che è il primo anno che faccio questo lavoro, prima avevo un altro lavoro all’ interno del Festival. È una cosa che si impara con l’esperienza, quindi magari per le prime e-mail ci impiegavo un’ora a scriverle, e anche per le telefonate ci mettevo dieci minuti a raccogliere il coraggio per alzare la cornetta, ma ogni giorno diventa più facile, anche perché si prende spunto dagli altri, è tutta esperienza.

Quali abilità servono per fare il tuo lavoro?

Allora… precisione e pazienza. Precisione perché sono davvero tanti partner, ognuno è unico e speciale, quindi ognuno ha le sue esigenze, le sue regole; non dobbiamo dimenticare nessuno, quindi la precisione è essenziale per rispettare esigenze di tutti. Pazienza perché ogni tanto è difficile soddisfare tutte queste esigenze. Perché loro danno tanto a noi, hanno delle aspettative molto alte nei nostri confronti, e noi vogliamo e dobbiamo rispettarle, ma non è sempre facile.

Con che criteri scegli gli sponsor?

Non sono io che li scelgo, io li coordino quando son già stati scelti. Comunque, si scelgono con diversi criteri: nessuno sponsor, per cominciare, deve essere in conflitto con un altro. Ognuno ha la sua categoria e ha il suo centro di competenze. Per esempio, per quanto riguarda i partner principali, non potremmo avere due banche come sponsor. Poi chiaramente sono suddivisi in più categorie, quindi più si scende, più ci possono essere delle sovrapposizioni anche sul loro settore. Quindi vanno scelti secondo tanti e vari criteri.

Siete voi che cercate gli sponsor, o sono loro che cercano voi?

Un po’ tutte e due, dipende. Va anche detto che molti dei nostri sponsor sono con noi da tanti anni, e le partnership si rinnovano ogni tre anni. Poi ci sono quelli nuovi che ci cercano: ad alcuni diciamo di sì e ad alcuni diciamo di no, purtroppo, magari perché abbiamo già qualcuno che opera in quel settore e dunque non possiamo prenderne un altro. Ogni tanto però siamo noi che li andiamo a cercare perché ci rendiamo conto che ci manca qualcuno di quel settore.

Come fai a fare in modo che gli sponsor notino la tua richiesta?

Locarno Festival ha un grande fama, sia a livello nazionale che internazionale, quindi spesso la nostra richiesta non passa inosservata. Ogni tanto, però, c’è chi si fa attendere un po’ di più, e allora bisogna corteggiarli, e cercare di farsi notare.

Se lei fosse uno sponsor per quale motivo sceglieresti di finanziare il festival?

Perché, come ti dicevo, è un evento molto importante, quindi ha sicuramente una fama. Inoltre ha 71 anni, fa persino parte dei dieci eventi migliori della Svizzera, quindi la fama è grande e la qualità anche, quindi se io fossi uno sponsor che ha questi valori nella mia azienda; se fossi professionale, rinomato, duraturo, vorrei sostenere un evento con le mie stesse qualità come il Festival di Locarno.

Quanto tempo impieghi a trovare gli sponsor?

È un lavoro costante, a volte ci vogliono anni, altre volte ci vuole una sera, dipende davvero dal tipo di sponsor.

È difficile rendere felici gli sponsor?

A volte è facile, a volte è più difficile, però noi facciamo sempre il possibile, comunque noi siamo qui per questo. È come uno scambio, loro rendono felici noi, e noi ricambiamo.

Sai se ci sono degli sponsor pronti a aggiungersi?

In questo momento no, perché abbiamo tante altre cose a cui pensare. Però in questi giorni ci sono degli incontri fra i nostri direttori e i dirigenti di altre aziende, così magari per il prossimo anno riusciremo a fare una partnership.

C’è qualche sponsor che che ha rifiutato la vostra proposta?

Beh, ce ne sono sempre, adesso non saprei darti dei nomi. A volte pensiamo che uno sponsor possa essere interessato a noi, invece forse non abbiamo le stesse idee, oppure potrebbe accadere che lavorino già per altri eventi simili al nostro, e quindi magari non hanno la disponibilità per lavorare anche con noi, quindi a volte capita che ci dicano anche di no.

Sei capo o dipendente?

Sono dipendente, il responsabile dello sponsoring è Raphaël, che è anche il direttore operativo del festival, e quindi io rispondo lui.

Com’è l’ambiente di lavoro?

È molto bello. Se è faticoso, va anche detto che è divertente, perché abbiamo una squadra bellissima, e non ci pesa lavorare tanto, perché ci divertiamo molto. C’è un bell’ambiente, c’è un bel team, e le relazioni con il resto della gente con cui lavoro sono davvero molto belle.

Quanto tempo della tua giornata dedichi al festival?

In questo momento troppo!! Durante l’anno è un lavoro normale, che inizia la mattina finisce di sera. Durante il Festival invece dura tutto il giorno e tutta la notte, ma per scelta nostra, non perché ci chiedono di farlo, ma proprio perché si è così immersi che c’è sempre voglia di fare meglio, e vuoi che tutti siano contenti, ma comunque alla fine lo fai anche con piacere.

Hai pensato tu di introdurre uno spazio per i ragazzi all’interno del Festival?

È un pensiero che è venuto da tante persone, in realtà, perché nel festival abbiamo tanti settori differenti, e ci siamo accorti che in ogni settore mancava la fascia ragazzi: ognuno ha dato un po’ il suo input, compresi noi, quindi alla fine anche noi abbiamo contribuito.

Che tipo di offerta cercate per il Festival for Kids?

È tutto un work in progress: questo è un po’ un “anno zero”, vediamo come va e in base ai nostri feedback, e ai feedback di voi Locarno Kids, vedremo cosa fare l’anno prossimo, come migliorare, e come fare meglio.

Hai già visitato i nostri laboratori?

Purtroppo no, sono venuta a vedere solo il NewsLab il primo giorno perché abbiamo delle giornate molto impegnative.

Hai avuto modo di vedere qualche film?

No, purtroppo per noi che che lavoriamo al Festival è sempre un po’ difficile: è questa la cosa “triste”, che noi lavoriamo molto su questi film e alla fine non riusciamo a vederli spesso.

Qual è il tuo hobby?

Quando non lavoro mi piace viaggiare. Ogni volta che posso cerco sempre di partire per vedere posti nuovi.

 

Intervista a cura di Elisa

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